1. L'astronave verde
23 ott 2018 · 50 min
10 febbraio 1986: inizia il maxi-processo contro Cosa Nostra. Per la prima volta, più di 400 mafiosi sono chiamati a rispondere per decine e decine di crimini, in una gigantesca aula di tribunale (chiamata colloquialmente da tutti "l'astronave verde") costruita per l'occasione.
2. Il boss dei due mondi
30 ott 2018 · 50 min
Dopo l'arresto di Michele Greco, i grandi boss che hanno controllato Palermo per anni iniziano la loro passerella sul pretorio dell'aula bunker. Il primo è Pippo Calò, "il cassiere della Mafia", intenzionato a difendersi personalmente dalle accuse di Tommaso Buscetta, "il boss dei due mondi", il protagonista più atteso del processo e la cui deposizione (3 aprile 1986) è un momento chiave del processo. Nel frattempo, per raccontare con più attenzione gli orrori di cui la Mafia è capace, Franco porta con sé Gianni a Corleone per realizzare un servizio sul feudo degli ultimi due boss rimasti latitanti, Totò Riina e Bernardo Provenzano.
3. Faccia a faccia
6 nov 2018 · 50 min
10 aprile 1986: è il giorno del confronto fra Pippo Calò e Tommaso Buscetta, il momento più atteso e più acceso di tutto il dibattito processuale: Calò accusa il suo ex amico di essere inaffidabile, facendo leva sulle sue infedeltà maritali; Buscetta reagisce sottolineando le contraddizioni di Calò e accusandolo della sparizione dei suoi due figli. Poi, all'improvviso Buscetta cita un vecchio omicidio rimasto irrisolto, sostenendo che Calò ne sia responsabile. Poi è il pentito Salvatore Contorno a deporre: con il suo intervento in siciliano stretto, il suo linguaggio colorito e la rabbia che traspare dalle sue parole, Contorno rivela i dettagli di svariati crimini efferati e del tentativo di assassinio condotto nei suoi confronti.
4. Saluti da Corleone
13 nov 2018 · 50 min
Sono passati molti mesi dall'inizio del maxi-processo di Palermo. L'atmosfera sempre tesa diventa ancora peggiore dopo l'assassinio di Nino D'Uva, avvocato messinese ucciso durante un altro processo relativo alla Mafia. Il fronte dell'accusa rimane compatto e nemmeno le deposizioni di alcuni dei maggiori imputati, come Michele Greco e Luciano Liggio, riescono a cambiare il corso delle cose. Il processo diventa sempre più il simbolo delle ferite e della voglia di redenzione di Palermo, ancor di più con la deposizione di Ignazio Salvo, "esattore delle tasse" per conto della Mafia e uno dei più potenti collegamenti fra l'organizzazione criminale e la politica: il suo arrivo in aula testimonia una volta per tutte che gli "intoccabili" di Palermo non esistono più.
5. Palermo e i suoi figli
20 nov 2018 · 50 min
Dopo che centinaia di mafiosi (dai grandi boss alla piccola manovalanza) hanno già fatto la loro apparizione, l'estate 1986 segna il momento delle deposizioni dei familiari delle vittime: dalla famiglia del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa a quella del capo della Squadra mobile Boris Giuliano, dalle vedove omertose delle vittime eccellenti mafiose alle madri disperate e ai testimoni reticenti. Poi, nell'autunno del 1986, l'uccisione di un bimbo innocente di 10 anni (e la reazione popolare palermitana) sembrano ancora una volta ribaltare gli equilibri a favore dell'accusa, mentre la difesa è pronta a giocare la sua ultima carta nascosta.
6. In nome del popolo italiano
27 nov 2018 · 50 min
Circa due anni sono passati dall'inizio del dibattito e il maxi-processo è finalmente giunto alla sua fine. È il 16 dicembre 1987: l'aula si riempie nuovamente di giornalisti di ogni paese, di familiari delle vittime, di imputati a piede libero. Tutti insieme ascoltano il verdetto, la cui lettura dura due ore: vengono comminati 19 ergastoli e 2665 anni di prigione totali a 360 dei 474 imputati. Una vittoria per l'accusa, che vede il suo sistema accusatorio reggere, e una sonora sconfitta per Cosa Nostra, che vede per la prima volta tutti i suoi boss più importanti in prigione e la sua stessa esistenza finalmente riconosciuta in tribunale.